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Danilo: “Da Mihajlovic a Motta, da Palacio a Zirkzee, spero che il Bologna vada in Champions e Thiago resti. Calafiori splendido, io mi rivedo in Lucumí”

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Per spiegare questa intervista, alla vigilia di Bologna-Udinese, basterebbero i seguenti numeri: 102 presenze e 3 reti con la maglia rossoblù, addirittura 282 e 11 gol con la divisa bianconera, in un lasso di tempo che procede ininterrotto dal 2011 al 2021. Ma il talento difensivo, la serietà e la leadership di Danilo Larangeira vanno ben oltre le statistiche e fino a due anni fa potevano essere riscontrati osservandolo all’opera sul rettangolo verde, lasciato dopo un’ultima stagione in Serie B a Parma. Alle soglie dei 40 anni (che compirà il prossimo 10 maggio) Danilo è tornato in Brasile per intraprendere il percorso da tecnico, e da lì segue con interesse e affetto le vicende del BFC targato Thiago Motta, col quale ha in comune la città natale (São Bernardo do Campo) e le lontane radici italiane in Veneto. Così oggi l’abbiamo contattato e ne è nata una bella chiacchierata tra passato, presente e futuro, piena di vicende e protagonisti della recente storia rossoblù, quella di cui lui fa parte a pieno titolo.

Danilo, è un piacere ritrovarti: quasi due anni dopo il ritiro dal calcio giocato, come procedono le cose? «Sono tornato in Brasile e mi sono iscritto al corso per diventare allenatore, adesso sto girando il Paese per vedere un po’ di allenamenti. Mi piacerebbe restare nel mondo del calcio ma coi ragazzi, non a livello di Prime Squadre: non voglio tornare alla quotidianità che ho vissuto per oltre vent’anni, una routine bella ma stressante».

Domani si sfideranno le due squadre che hanno contraddistinto la tua carriera italiana: che partita sarà per il Bologna, contro un’Udinese nei guai e arrivata al terzo allenatore? «Se domani l’Udinese scendesse in campo semplicemente per non perdere, rischierebbe davvero una disfatta contro una squadra come il Bologna, che sta andando a mille. Dunque credo che i bianconeri dovranno prendersi dei rischi e provare a vincere, vista la classifica e gli impegni successivi un punto potrebbe non bastare. Certi segnali però sono eloquenti, in primis il fatto di subire sempre gli stessi gol a pochi minuti dal termine».

Bologna e Udinese, nel bene e nel male due stagioni diametralmente opposte: ti saresti mai aspettato uno scenario del genere? «Sono sorpreso dalla situazione dell’Udinese, in Serie A da quasi trent’anni di fila e con alle spalle una famiglia competente come quella dei Pozzo: ovviamente spero possano salvarsi. Il risultato del Bologna, invece, è figlio di un ottimo mix: in panchina un fenomeno come Motta, allenatore valido e intelligente che guida una squadra di livello costruita via via da una dirigenza competente e che vuole bene al Bologna, a partire da un presidente appassionato come Saputo. Tutte cose che ho toccato con mano durante i miei tre campionati in rossoblù: mi auguro di cuore che venga centrato lo storico traguardo della Champions League».

Il BFC, assieme alla Juventus, è la seconda miglior difesa della Serie A: quale dei centrali rossoblù apprezzi di più e in quale ti rivedi maggiormente? «Fare paragoni è difficile, il calcio cambia in maniera veloce e costante, magari posso rivedermi in Lucumí per la la padronanza e la bravura di testa e nei duelli aerei. Mi piacciono tutti i difensori del Bologna, ognuno con le proprie caratteristiche, ma quello che mi ha colpito di più e che mi piace osservare all’opera è Calafiori: un giocatore duttile, nato terzino sinistro e oggi splendido centrale con licenza di avanzare, lo attende un futuro radioso».

Torniamo ora alla stagione 2018/19, all’insegna di una splendida cavalcata nella seconda parte ma anche di grosse difficoltà nella prima: ad un certo punto c’era paura di retrocedere? «Sì, dopo la netta sconfitta casalinga nello scontro diretto col Frosinone c’era tanta paura, secondo me tutti nello spogliatoio erano spaventati. La settimana che ha portato alla sfida contro l’Inter fu lunghissima, poi a San Siro svoltò la nostra stagione: la squadra era forte e il suo reale valore venne fuori alla distanza anche e soprattutto grazie all’aiuto di Mihajlovic, un altro fenomeno come allenatore, un uomo che nessuno dimenticherà mai».

Il campionato 2019/20, nonostante la malattia di Sinisa, vide il Bologna nelle zone nobili fino allo stop causa COVID: in una situazione ‘normale’ credi che sarebbe stato possibile centrare l’Europa già allora? «Chissà, forse avremmo potuto giocarci fino in fondo quantomeno il settimo-ottavo posto, comunque il Bologna attuale è piuttosto diverso rispetto al nostro: noi eravamo una squadra più verticale ed aggressiva, quella di Motta si contraddistingue invece per palleggio e qualità. Diverse sono anche le punte: Palacio era bravissimo a buttarsi negli spazi e attaccare la profondità, mentre Zirkzee è il vero e proprio regista della squadra, un giocatore forte fisicamente e dotato nel contempo di una tecnica sopraffina».

A proposito di Zirkzee, tu hai avuto modo di affrontarlo in Parma-Bologna 0-3 del 7 febbraio 2021… «Me lo ricordo bene: entrò nel secondo tempo, io e Skorupski ci chiedemmo chi fosse quel ragazzo così alto e dai tanti capelli (ride, ndr). Ci diede subito filo da torcere, malgrado la sua giovanissima età: ha dei colpi e delle giocate che ricordano Ibrahimovic, non esagero».

La società fece una scelta netta e coraggiosa, quella di continuare con Mihajlovic: com’era la quotidianità in quel difficile periodo? «Alla base di tutto c’erano appunto una società seria, un ottimo staff tecnico e uno spogliatoio estremamente unito, anche grazie ad un gruppo di giocatori esperti quali io, Poli, Palacio, Dzemaili e Da Costa: la scelta di proseguire con Sinisa fu giusta perché lui era sempre con noi, al di là della presenza fisica. Nessuno ha mai approfittato della sua assenza per rallentare né l’ha mai usata come alibi, seppure fossimo in una situazione inedita nel mondo del calcio e che all’inizio non si sapeva bene come gestire: ci siamo fatti forza e compattatati ancora di più, c’era la responsabilità di onorare il nome del club e della città e rendere orgoglioso il mister».

Tornando al presente, cosa ti sentiresti di consigliare al tuo ‘concittadino’ Motta circa il suo futuro? «Thiago, che ho avuto modo di conoscere il 15 gennaio 2023 al termine di Udinese-Bologna 1-2, non ha certo bisogno di consigli: spero rimanga al Bologna, sulle orme della decisione presa poco tempo fa da Xabi Alonso, che ha deciso di continuare sulla panchina del Bayer Leverkusen. È un ragazzo intelligente e nelle conferenze stampa lo vedo molto sereno, quindi secondo me farà la scelta giusta (ride, ndr): dai Thiago, resta a Bologna!».

Concludiamo in bellezza con un tuo saluto ai tifosi rossoblù. «Non li dimentico, anche perché da due anni torno in città ogni gennaio: stavolta sono rimasto solo una manciata di giorni ma l’intenzione, nel 2025, è di farli diventare almeno venti. A Bologna ho vissuto tre stagioni meravigliose e posso dire che una piazza così innamorata e fedele meriterebbe sul serio di vivere le emozioni della Champions League: spero che il sogno possa trasformarsi presto in realtà».

Riccardo Rimondi

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Foto: Imago Images (via OneFootball)