18/08/2026
Mario Sacchi
OneFootball, Calciomercato, Palla al centro

Lanciarsi in pronostici ora è impensabile, è un Bologna tutto da scroprire

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Il calcio di oggi, in cui va di moda salutare la propria ex squadra prima di passare ad un’altra con frasi banali e piene di retorica, ci fa rimpiangere le genuine lacrime versate in conferenza stampa di Michele Paramatti, tanto per fare un esempio nostrano: una pacca sulla spalla, un bicchiere d’acqua per allontanare l’emozione e magari un arrivederci convinto, non solo a parole.

Ma veniamo al Bologna, che presto esordirà in campionato e ci permetterà di capire un po’ meglio la sua consistenza e il suo valore. Non azzardiamo pronostici sul piazzamento in classifica, soprattutto in considerazione del fatto che il mercato chiuderà ad inizio settembre. Non ci sono certezze: chi le ha, in genere, è l’innamorato perso o il catastrofista.

Su quest’ultima categoria un paio di riflessioni ci tengo a sciorinarle. Sotto le Due Torri non va mai bene niente. C’è da polemizzare quando si raggiunge la Champions League, perché «senza Motta (scelto dalla società) non si andava da nessuna parte», e pure quando si mette in bacheca un trofeo, perché «il miracolo è solo di Sartori (il d.s. Di Vaio non viene mai menzionato) e Italiano (anch’esso scelto dalla società)». Non va bene nemmeno un ottavo posto, che permetterà ai rossoblù di entrare nel tabellone della Coppa Italia insieme alle big.

Insomma, c’è una sorta di frustrazione che non permette di godersi neanche quelle annate destinate a restare scolpite per sempre nella storia del club: vige la ricerca spasmodica del piagnisteo, spesso purtroppo accompagnato da attacchi impietosi al presidente Saputo. Un giorno rimpiangeremo questi momenti…

Guardando alla rosa attuale, reparto per reparto, vediamo quello offensivo forte, forse il più forte e completo degli ultimi anni almeno sulla carta. E siamo pronti a scommettere che la coppia Dovbyk-Piccoli sarà più prolifica di quella formata da Castro e Dallinga. ‘Santi’ aveva una garra unica e non stava fermo un secondo, verissimo, ma io resto ancorato ai centravanti vecchio stampo: quelli che fanno gol.

Il centrocampo è discreto ma al suo interno, partito Freuler, sembra mancare un vero leader (speriamo lo diventi al 100% Ferguson), mentre la difesa è sicuramente il reparto che lascia più dubbi. Per come interpreto io il calcio, occorrerebbero non uno ma due innesti, visto che Casale non ha mai convinto e sia lui che l’ancora traballante Vitik incappano spesso in problemi fisici: dentro quindi un elemento già formato, di comprovata esperienza e affidabilità, e magari un’altra ‘scommessa’ (come per certi versi furono Beukema, Calafiori e Lucumí) da far crescere con Helland, in fase di ambientamento.

Infine c’è la vera incognita, seppur con una carriera già importante alle spalle e un talento riconosciuto in maniera pressoché unanime dagli addetti ai lavori. Il quarantenne Domenico Tedesco ha fatto bene praticamente ovunque, ma in Serie A non ha mai allenato. La speranza è che la sua stagione di debutto in Italia si riveli un successo.

Non ci sentiamo di aggiungere altro: vedremo cosa accadrà in questi ultimi quindici giorni scarsi di mercato, augurandoci che nel mentre arrivi un risultato positivo lunedì 24 contro la Lazio, altrimenti chi li sentirà i malpensanti… Esprimere il proprio parere è sempre lecito, lamentarsi in primavera se le cose non sono andate come si auspicava anche, ma piangere confusamente a metà agosto significa farsi del male da soli.

Mario Sacchi

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Foto: Steve Bardens/Getty Images (via OneFootball)

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