08/10/2026
Redazione Zerocinquantuno
ZO News

Piccoli e Dovbyk, due strade per il gol: come Palladino può rilanciare l’attacco del Bologna

Tempo di Lettura: 5 minuti

Il Bologna cerca gol, continuità e una nuova identità offensiva per rilanciare una stagione partita non benissimo, ma nella quale può ancora raggiungere obiettivi europei, come testimoniato anche da pronostici e quote serie a dei portali autorizzati. In questo percorso, il confronto tra Roberto Piccoli e Artem Dovbyk occupa un posto centrale: due centravanti con caratteristiche differenti, chiamati a dare risposte a una squadra che ha cominciato il campionato con difficoltà evidenti. Per Raffaele Palladino, arrivato sulla panchina rossoblù dopo l’esonero di Domenico Tedesco, la scelta del numero nove incide tanto sulla finalizzazione quanto sul modo di costruire le occasioni.

Il dualismo si sviluppa su un equilibrio ancora provvisorio. Piccoli ha garantito maggiore disponibilità e continuità d’impiego, mentre Dovbyk deve ritrovare la condizione necessaria per esprimere il proprio potenziale. Entrambi possono essere utili al nuovo allenatore, purché il Bologna riesca a valorizzarne le qualità attraverso un gioco più efficace negli ultimi metri.

Un ballottaggio dentro le difficoltà del Bologna

Due punti e tre gol nelle prime cinque giornate descrivono un avvio complicato. Il problema offensivo riguarda certamente gli attaccanti, ma coinvolge anche la capacità della squadra di accompagnarli e servirli. Un centravanti può migliorare la qualità delle conclusioni; difficilmente, però, può compensare da solo una manovra che lo raggiunge poco o lo costringe a giocare troppo lontano dalla porta.

Piccoli e Dovbyk hanno segnato una rete ciascuno, con un impiego molto diverso. L’italiano è sempre partito titolare nelle prime cinque partite, attraversando anche il cambio di allenatore. L’ucraino ha invece raccolto appena 84 minuti, distribuiti in tre ingressi dalla panchina, prima che un problema muscolare lo tenesse fuori contro Napoli e Torino.

Questa differenza suggerisce prudenza nei giudizi. Piccoli ha avuto più tempo per incidere, ma ha anche sostenuto il peso delle difficoltà collettive. Dovbyk ha mostrato un lampo importante, segnando nel recupero del pareggio contro il Sassuolo, senza poter ancora offrire una presenza regolare. Palladino deve quindi valutare rendimento, condizioni fisiche e bisogni della squadra insieme.

Piccoli, il lavoro che può sostenere la manovra

La principale utilità di Piccoli emerge nella disponibilità a partecipare al gioco. È un attaccante che accetta il contatto con i difensori, viene incontro al pallone e offre una soluzione quando la squadra fatica a uscire dalla pressione. Il suo contributo può aiutare il Bologna a risalire il campo e a coinvolgere i giocatori che agiscono alle sue spalle.

In una possibile organizzazione con due uomini a sostegno della punta, questi movimenti hanno un valore preciso. Se il centravanti accorcia verso il portatore, può creare una linea di passaggio e aprire uno spazio da attaccare per un compagno. Quando riesce a proteggere il pallone e restituirlo con i tempi corretti, permette inoltre alla squadra di avanzare senza perdere subito il possesso.

Si tratta di una lettura tattica delle sue caratteristiche, non della garanzia che ogni movimento produca un vantaggio. Il rischio è infatti quello di allontanarsi troppo dall’area: se Piccoli partecipa alla costruzione, qualcuno deve occupare lo spazio che lascia, oppure deve essergli consentito di tornare rapidamente in posizione da tiro. Il Bologna ha bisogno del suo lavoro, ma anche della sua presenza vicino alla porta.

Dovbyk, il potenziale del centravanti da ritrovare

Dovbyk porta una storia realizzativa di rilievo. I 24 gol con cui si è laureato capocannoniere della Liga nel Girona dimostrano la capacità di incidere in un sistema che riesce a servirlo con continuità. Anche la prima stagione alla Roma, chiusa con 17 reti complessive, offre una misura del suo potenziale, prima di un’annata successiva condizionata da un lungo infortunio.

Il Bologna lo ha acquistato in prestito con opzione per il trasferimento definitivo, affidandogli aspettative importanti. Per soddisfarle, l’ucraino deve recuperare brillantezza, mobilità e tenuta atletica. Essere nuovamente disponibile rappresenta un passaggio essenziale, ma sostenere una partita dall0inizio richiede qualcosa in più.

Sul piano tattico, la sua forza fisica, l’attacco della profondità e la capacità di occupare l’area possono dare a Palladino un riferimento incisivo nella conclusione delle azioni. Dovbyk può impegnare i centrali, cercare lo spazio alle loro spalle e trasformare un servizio preciso in un’occasione. La rete contro il Sassuolo ha offerto un primo segnale concreto; la sfida è renderlo ripetibile.

Due caratteristiche da collegare al resto della squadra

La scelta tra i due attaccanti dipende anche dal comportamento degli altri rossoblù. Orsolini, Bernardeschi e Cambiaghi, quando disponibili, possono offrire soluzioni differenti per accompagnare il centravanti: conclusioni, passaggi tra le linee, accelerazioni e palloni dalle corsie laterali.

Con Piccoli, una possibilità è sfruttare maggiormente gli scambi corti e gli inserimenti attorno alla punta. Con Dovbyk, il Bologna può cercare con più decisione la profondità e i servizi dentro l’area. Sono possibilità tattiche, da adattare agli avversari e alla condizione dei giocatori, che aiutano a comprendere perché il ballottaggio non possa essere risolto soltanto confrontando i gol.

Anche il centrocampo ha una responsabilità rilevante. Se le distanze diventano eccessive, il centravanti resta isolato. Se invece i compagni accompagnano l’azione, la punta può appoggiarsi, muoversi e ricevere nuovamente in una zona pericolosa. Palladino deve costruire questi collegamenti per rendere produttive entrambe le alternative.

La staffetta come strumento per cambiare le partite

Nell’immediato, l’alternanza appare una soluzione credibile. Piccoli conserva un vantaggio legato alla continuità di lavoro, mentre Dovbyk sta cercando di recuperare pienamente dopo lo stop. Le indicazioni verso la trasferta di Lecce mantengono l’italiano favorito per una maglia da titolare, senza trasformare questa prospettiva in una gerarchia definitiva.

Una staffetta ben gestita può consentire a Palladino di modificare l’attacco durante la partita. Piccoli può offrire partecipazione e duelli nella fase iniziale; Dovbyk può aggiungere una presenza diversa contro una difesa già sollecitata. Quando l’ucraino avrà ritrovato maggiore autonomia, sarà possibile anche invertire l’ordine, utilizzando l’italiano per mantenere intensità e dare nuove soluzioni.

Il cambio deve però essere accompagnato da istruzioni coerenti. Inserire un attaccante con caratteristiche differenti richiede che i compagni riconoscano quali palloni cercare e quali spazi occupare. Altrimenti la sostituzione modifica il nome del centravanti senza migliorare il funzionamento del reparto.

Giocare insieme: un’opzione da costruire

La convivenza resta una possibilità interessante, soprattutto quando il Bologna deve aumentare la presenza offensiva. Piccoli potrebbe muoversi maggiormente incontro al pallone, lasciando a Dovbyk il compito di occupare la zona centrale dell’area. Questa distribuzione, almeno sul piano teorico, permetterebbe di collegare il gioco e conservare contemporaneamente un riferimento vicino alla porta.

Servirebbero però distanze precise. Due punte fisiche possono diventare prevedibili se aspettano lo stesso servizio o occupano la stessa zona. Per valorizzarle insieme occorrerebbero ampiezza, movimenti complementari e un centrocampo capace di sostenere l’azione senza esporre troppo la squadra quando perde il pallone.

La coppia rappresenta quindi una soluzione da preparare, eventualmente da utilizzare in determinate fasi. Palladino sta ancora lavorando sull’organizzazione del Bologna: trasformare questa ipotesi in un assetto stabile richiederebbe verifiche sul campo.

Il rilancio passa da una maggiore qualità delle occasioni

Piccoli può aiutare il Bologna attraverso continuità, partecipazione e lavoro nei duelli. Dovbyk può offrire peso realizzativo, profondità e una presenza importante nell’area avversaria. Il valore della loro concorrenza dipenderà dalla capacità di Palladino di assegnare compiti chiari e scegliere in relazione alle partite.

Per entrambi, il passaggio decisivo sarà ricevere palloni migliori. All’italiano serve arrivare alla conclusione dopo aver contribuito alla manovra; all’ucraino occorre ritrovare condizione e rifornimenti per esprimere il proprio potenziale. Il Bologna dispone di due strumenti diversi per affrontare la crisi offensiva. Farli funzionare significa costruire una squadra capace di accompagnare il proprio centravanti, qualunque sia la scelta iniziale.

Foto: Gabriele Maltinti/Getty Images (via OneFootball)

Condividi su:

Comments are closed.