…è già finita la musica? Il punto di domanda lo metto io, modificando leggermente il testo di Ora che non ho più te, pluripremiata canzone di Cesare Cremonini. Lo metto perché voglio aggrapparmi alla speranza, lasciare aperta una porta, credere che questa lunga crisi in cui si è cacciato il Bologna sia appunto ‘solo’ una crisi e non la fine repentina di un bellissimo sogno cominciato tre anni fa. Disse una volta Eric Cantona, personaggio mai banale: «Sono molto orgoglioso che i tifosi cantino ancora il mio nome allo stadio, ma ho paura che un domani loro si fermino. Ho paura perché amo questa cosa. E ogni cosa che ami, hai paura di perderla». Concetto applicabile anche a tutti noi in questo periodo di vacche magre: più o meno consciamente abbiamo una paura tremenda di aver già smarrito il BFC formato big, spavaldo e vincente, e che il nostro destino ineluttabile sia sempre e comunque la mediocrità, forse perché molto più abituati alla sofferenza che alla gioia.
Fatto sta che adesso non è tempo di sognare. Almeno per un po’, almeno in Serie A. C’è da fare i conti con la realtà, quella che racconta di 6 miseri punti nelle ultime 11 giornate. Perdendo a Marassi sponda Genoa, prima ancora che contro il Milan, i rossoblù avevano di fatto già detto addio all’obiettivo qualificazione europea attraverso il campionato, rientrando in quel limbo di metà classifica che non frequentavano da un bel pezzo. Ma vista la piega presa dalla stagione e il rendimento della squadra, il rischio è di scendere altri gradini all’indietro e vivere addirittura col patema d’animo la fase conclusiva del torneo, cosa che non permetterebbe a Ferguson e compagni di affrontare e godersi nel modo giusto il fondamentale (mai come ora) cammino nelle coppe.
Inutile sottolineare come la sfida casalinga di domenica col Parma, tutt’altro che agevole vista la fame di punti salvezza dei ducali, sia un appuntamento cruciale, da non fallire per nessuna ragione al mondo. Nella prestazione prima e nel risultato poi. Perché nessuno, almeno da fuori, ha ancora realmente capito cosa diamine sia capitato negli ultimi due mesi al gruppo di Vincenzo Italiano, ma adesso è il momento di resettare e dimostrare ad un’intera piazza, coi fatti, che We Are One non è solamente un hashtag o uno slogan cucito sul retro di un colletto: le famiglie davvero forti si vedono nelle difficoltà, e alcuni ragazzi ancora presenti in rosa dovrebbero saperlo bene.
La verità, se ci sforziamo di guardare le cose con equilibrio, lucidità e onestà, è che il Bologna attuale è meno forte di quello dell’anno scorso, che a sua volta era meno forte di quello dell’anno prima. La squadra ha delle qualità importanti ma anche delle lacune che già erano emerse durante il periodo felice, ben mascherate da un atteggiamento sempre giusto, da un’ottima gamba e, diciamocelo, da un pizzico di buona sorte, quella che da un certo punto in avanti (la gara interna con la Cremonese, per intenderci) ha quasi completamente abbandonato i felsinei, tra infortuni a catena, decisioni arbitrali da mani nei capelli, continui eurogol degli avversari e chi più ne ha più ne metta.
Roma-Bologna, Milan-Bologna, Bologna-Genoa, Lecce-Bologna, Bologna-Friburgo, Bologna-Torino, ma pure gli ultimi venti minuti di Fiorentina-Bologna, il primo tempo di Udinese-Bologna e l’ultima mezzora abbondante di Bologna-Salisburgo. Viste con gli occhi di oggi e andando oltre i risultati, non sono forse prestazioni almeno in parte sovrapponibili con quelle più recenti che ci stanno facendo disperare? Non prendetemi per pazzo, non sto sostenendo che il BFC fosse arrivato ai vertici della classifica per caso, ma soltanto che nel suo DNA c’erano già delle piccole crepe (offensive, difensive, nell’approccio o nelle reazioni) che in seguito, per i motivi elencati qui sopra, si sono trasformate in voragini.
Insomma, qualche problemino si intravedeva, ora ce ne sono molti di più e molto più grandi ma ci sono anche i mezzi per risolverli, a meno che non si voglia credere che a Casteldebole tutti coloro che hanno lavorato al top in questi ultimi anni siano improvvisamente diventati degli incapaci, o magari che il BFC sia vittima di un sortilegio. Io non lo so se la musica sia già finita, mi auguro proprio di no, so solo che tra fare i fenomeni e fare pietà, tra arrivare sesti e arrivare dodicesimi, tra esaltare e deludere, esistono anche le vie di mezzo: troviamole, anzi, trovatele. E alla svelta.
Simone Minghinelli
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Foto: Paolo Bruno/Getty Images (via OneFootball)



