03/03/2026
Nicola Tagliavini
OneFootball, Made in BO

Pisa-Bologna 0-1: il Tosco l’ha vista così…

Tempo di Lettura: 2 minuti

«Abbiamo semplicemente cambiato la cravatta». Con queste parole, pronunciate a fine partita, Vincenzo Italiano ha voluto sottolineare come il suo Bologna «non si è cambiato d’abito» ma ha solo modificato un dettaglio del suo abbigliamento.

E allora perché l’allenatore rossobù si è dovuto spendere in un giro di parole per giustificare il quinto successo di misura da quando ha variato qualcosa nel modo di schierare in campo i calciatori?

Perché nel calcio si tende spesso a dare valore a ciò che talvolta è puramente causale, nella buona così come nella cattiva sorte: ci deve sempre essere un perché, quando invece è il caso a metterci del suo.

Il caso ad esempio di un calendario che ha proposto una dopo l’altra squadre sulla carta inferiori, e il caso che ha permesso al BFC di finire tutte e cinque queste gare in undici e non in inferiorità numerica, come accaduto nelle recenti dolorosissime sconfitte patite al 90′ contro altre avversarie inferiori quali Genoa e Parma.

Il Bologna ha perso punti oltre il 90′ a Lecce, Como e appunto a Genova e in casa col Parma. E se in Puglia l’errore era stato di posizionamento su calcio piazzato, nelle altre situazioni si è subito gol dal limite dell’area a difesa schierata: quindi nessun cattivo allineamento difensivo o fasi difensive esageratamente alte, colpe che vengono imputate di sovente al nostro mister.

Oltre il 90′ il Bologna ha vinto solamente in casa contro il Genoa e ieri a Pisa: e proprio ieri lo ha fatto con un giocatore che da quando è subentrato a Sohm, ha di fatto contribuito, suo malgrado e insieme ai compagni evidentemente stanchi dai tanti impegni, alla perdita del controllo del centrocampo e all’inevitabile finale in sofferenza dei rossoblù.

Perché non è vero che la squadra ha fatto un brutto secondo tempo, semmai ha fatto una brutta parte di secondo tempo, che è coincisa col cambio di cui sopra. Poi però Odgaard ha realizzato il gol della vittoria, cosa che probabilmente Sohm non avrebbe fatto, e tutto è diventato più ‘giusto’, come appunto la cravatta più adatta per l’abito e per l’occasione.

Sta di fatto che Italiano, per giustificare alcune scelte apparentemente in controtendenza col suo credo calcistico, ha cercato di far capire che l’abito è sempre quello, a parte qualche dettaglio (che, se non fossero arrivate queste vittorie di misura e contro squadre sulla carta inferiori, nessuno avrebbe notato): una cravatta evidentemente più vistosa per chi non sa valutare il taglio di sartoria di un abito che da un paio d’anni permette al suo Bologna di avere la vittoria sempre come prima opzione (ieri 41^ gara con 19 vittorie, 9 pareggi e 13 sconfitte, così come nella scorsa stagione la vittoria era stata la prima opzione).

E qual è allora la cravatta azzeccata?

Un centrocampista in più al posto del trequartista, tornando poi indietro sui tuoi passi per poterla vincere?

Un pressing meno alto che porta la squadra a fare pressione in mediana per evitare imbucate centrali o palloni sopra la linea difensiva, che però hai concesso lo stesso? O restare in undici senza subire espulsioni?

Oppure non incassare gol dal limite dell’area seppur a difesa schierata al 90′?

O ad esempio avere un portiere ‘normale’ che se arriva un tiro a partita come contro il Parma lo para, invece di farlo passare?

Decidete voi la cravatta che più vi piace, perché tanto il calcio vive di certezze che vengono soppiantate nel match successivo.

Tosco – Canale 88

© Riproduzione Riservata

Foto: bolognafc.it

Condividi su: