La premessa è obbligatoria: per chi scrive Vincenzo Italiano rappresenta sicuramente uno degli allenatori più all’avanguardia della nostra Serie A, ma allo stesso tempo quest’anno sembra stia scontando una gestione un po’ vecchio stampo, troppo legata agli obiettivi.
Lo si è notato, recentemente e non solo, in alcuni passaggi chiave. La gestione della comunicazione pre e post Aston Villa ne è un esempio: è logico che il mister avesse messo in conto una probabile eliminazione nel doppio confronto, meno che accettasse addirittura di non competere.
E il campionato del Bologna ora è finito? Quasi certamente sì, se si gioca solo pensando al risultato. Proprio no, se invece si pensa a costruire un sistema e perseverare, continuando a ricercare la costruzione di una struttura di squadra forte indipendentemente da tutto.
C’è differenza tra vincere e competere, tra giocare per obiettivi e giocare per costruire forza: per una realtà come quella rossoblù è troppo importante cercare e ricercare quegli elementi di rottura e novità che le hanno permesso di emergere prepotentemente, sia in Italia che in Europa, a partire dalla stagione 2023-2024, con Motta prima e Italiano poi.
Le stesse difficoltà riscontrate col doppio impegno giovedì-domenica, citate più e più volte, rappresentano sicuramente qualcosa di vero, razionale e consequenziale, ma a forza di pensarci e parlarne possono risultare un alibi, togliendo il focus da ciò che si deve fare, ovvero trovare soluzioni e non dare spiegazioni.
Ad ognuno il proprio giudizio di questa stagione sportiva. E per il prossimo futuro un monito: fare cose ‘normali’ conduce a risultati ‘normali’; per potersi confrontare coi «mostri sacri» (cit.) è necessaria tenere alta l’ambizione di distinguersi, senza comportarsi come gli altri. Ciò che il Bologna ha fatto per lunghi tratti negli ultimi tre anni.
Riccardo Rimondi
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